Ago e filo: un progetto di autonomia

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Una buona notizia per le donne che sono accolte all’Associazione KIM per il periodo di cura dei propri figli.

Grazie a un progetto nato nel 2017 e finanziato della Fondazione Giapponese ISC, dieci ospiti riceveranno una macchina da cucire da portare con sé al rientro nel proprio Paese.

Un dono pensato non solo per risolvere piccole esigenze quotidiane, ma soprattutto per sostenere le donne che ne abbiano bisogno nell’avvio di una propria attività lavorativa, per un percorso di maggiore autonomia e consapevolezza. Molte di loro, infatti, provengono da contesti estremamente difficili. Da Paesi in guerra o in profonda difficoltà economica e sociale.

Il percorso, che termina con la consegna della macchina da cucire, viene preparato durante la permanenza in Casa di KIM e, nello specifico, durante i pomeriggi trascorsi nella Bottega del Cucito. È qui, infatti, che le donne ospitate alla KIM durante la malattia di un figlio o di una figlia possono apprendere le tecniche del cucito, con i suoi strumenti e le sue regole. Ed è qui che imparano a usare la macchina da cucire che porteranno a casa. Sotto la guida di altre donne esperte non solo nella materia specifica, ma anche e soprattutto nella capacità di comprendere e di comunicare.

“Si potrebbe pensare – racconta Annamaria, responsabile del laboratorio del cucito – che la Bottega sia solo una stanza dove stoffe, fili, aghi e forbici la fanno da padroni e dove signore di tutte le età si affannano intorno a lavori di cucito di ogni tipo. La realtà della Bottega è molto più complessa. È uno spazio interculturale dove persone diverse per provenienza, cultura e storie, lavorano gomito a gomito, usando lingue diverse, sguardi, gesti, sorrisi. Stesso impegno, stessa concentrazione. Stessa ricerca di un momento sereno durante un periodo di lotta al fianco dei propri figli. In questo microcosmo, che somiglia a un piccolo alveare, tante di loro provano e riescono, in certi casi per la prima volta nella vita, a impegnarsi in qualcosa di creativo e gratificante”.

Ed ecco, allora, questo dono da portare nel proprio Paese, come bagaglio e ricordo concreto di una bella esperienza umana e di lavoro. Una piccola vittoria, per le donne ospitate e per tutta l’Associazione.