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VOLONTARIATO E NUOVE TECNOLOGIE di Roberto Marino
E’ finita l’epoca del volontario-tutto-cuore? Sembra di sì, se si sta al dibattito degli ultimi tempi, che chiede una sempre maggiore preparazione, e l’applicazione di competenze e tecnologie che si ritenevano proprie dell’ambito professionale. I volontari devono essere psicologi e manager, esperti di marketing e di nuove tecnologie? Il maggiore quotidiano economico nazionale propone settimanalmente servizi sulle associazioni di volontariato e sull’attività di raccolta fondi corredati da percentuali e grafici da fare invidia alle società per azioni. La normativa sul servizio civile nazionale richiede agli enti che intendono impiegare volontari la disponibilità di un responsabile informatico, perché tutti i rapporti con l’amministrazione passano per un sistema informatico dedicato, di una certa complessità. E d’altra parte, via via che si struttura il rapporto tra volontariato e istituzioni, si fa più difficile districarsi tra normative nazionali e regionali, obblighi contabili e fiscali, bandi per la concessione di contributi. Certamente c’è una diversa consapevolezza, rispetto al passato, della necessità che si deve “fare bene il bene”, che ci si deve accostare alle situazioni di bisogno con competenza, che servono strumenti adeguati se si vuole essere efficaci e cambiare davvero le cose. E non ci sono dubbi che anche una piccola associazione come la nostra non può più fare a meno, ad esempio, di internet e della posta elettronica: i rapporti con la casa, tra i membri del consiglio, con i soci e i sostenitori si tengono ormai in grandissima parte con questi mezzi, e il sito web è uno strumento irrinunciabile per far conoscere la nostra attività. Tecnici – ingegneri, architetti – della Fondazione Bellincampi volontariamente si sono messi a disposizione per la ristrutturazione della casa, e altri amici forniscono competenze specialistiche in materia legale, contabile, fiscale. Dove non arriva il volontariato, abbiamo ritenuto giusto rivolgerci a professionisti – educatori, psicologi, esperti nella ricerca di fondi – per far fronte alle esigenze di una attività che vogliamo sempre più di qualità. Tutto vero. Ma al primo posto viene ancora il cuore, c’è bisogno di passione e di com-passione, di capacità di indignarsi. E sono anzi questi sentimenti, questi movimenti dell’anima, alla base dell’impegno volontario, che giustificano il tempo e le energie che si spendono in favore di chi ha bisogno; non c’è sapere specialistico o competenza che tengano, se non animati da sincero spirito di servizio. C’è spazio per tutti, per tutte le competenze, per tutti i talenti. A tutti si chiede, però, un impegno ulteriore, di approfondire, di confrontarsi, di imparare qualcosa in più. All’esigenza di maggiore competenza nel servizio, fa riscontro infatti una crescente domanda di formazione dei volontari.
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