EDITORIALE

 

IL SASSO PER LA MINESTRA

Accogliere con poco, convinti di donare, si riceve molto di più

 

di Paolo Cespa *

 

In un villaggio una donna ebbe la sorpresa di trovare sulla soglia di casa uno straniero piuttosto ben vestito che le chiese qualcosa da mangiare. “Mi dispiace” ella rispose, “al momento non ho niente”. “Non si preoccupi” replicò lo sconosciuto amabilmente. “Ho nella bisaccia un sasso per minestra; se mi darete il permesso di metterlo in una pentola di acqua bollente, preparerò la zuppa più deliziosa del mondo. Mi occorre una pentola molto grande, per favore”.  La donna era incuriosita. Mise la pentola sul fuoco ed andò a confidare il segreto del sasso per minestra ad una vicina di casa. Quando l’acqua iniziò a bollire, c’erano tutti i vicini accorsi a vedere lo straniero ed il suo sasso. Egli depose il sasso nell’acqua, poi ne assaggiò un cucchiaino ed esclamò con aria beata:” Ah, che delizia! Mancano solo delle patate”. “Io ho delle patate in cucina”, esclamò una donna. Pochi minuti dopo era di ritorno con una grande quantità di patate tagliate a fette, che furono gettate nel pentolone. Allora lo straniero assaggiò di nuovo il brodo. “Eccellente” gridò. Poi aggiunse con aria malinconica: “Se solo avessimo un po’ di carne, diventerebbe uno squisito stufato”. Un’altra massaia corse a casa per andare a prendere della carne, che l’uomo accettò con garbo e gettò nella pentola. Al nuovo assaggio, egli alzò gli occhi al cielo e disse: “Ah, manca solo un po’ di verdura e poi sarebbe perfetto, veramente perfetto!” una delle vicine corse a casa e tornò con un cesto pieno di carote e cipolle. Dopo aver messo anche queste nella zuppa, lo straniero assaggiò il miscuglio e dichiarò in tono imperioso: “Sale e salsa”. “Eccoli”, disse la padrona di casa. Poi un altro ordine: “Scodelle per tutti”. La gente corse a casa a prendere le scodelle. Qualcuno portò anche pane e frutta. Poi si sedettero tutti a tavola, mentre lo straniero distribuiva grosse porzioni della sua incredibile zuppa. Tutti provavano una strana felicità, ridevano, chiacchieravano e gustavano il loro primo vero pasto in comune. In mezzo all’allegria generale, lo straniero scivolò fuori silenziosamente, lasciando il sasso miracoloso affinché potessero usarlo tutte le volte che volevano per preparare la minestra più buona del mondo. (da “la preghiera della rana – saggezza popolare dell’Oriente di Anthony de Mello).

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Prima il villaggio, simbolo del legame dei suoi abitanti. Non uno  riesce a comprendere il nuovo, tutti curiosi ma soggetti alla normalità. Poi la donna, stupita deve raccontare per consuetudine ed esternare la sua incomprensione. Gli abitanti che si riuniscono. Si sentono forti, sicuri perché vedono con l’occhio comune e continuano per tutto il tempo a non capire. Ad ogni richiesta semplice, che illumina il fine dello straniero, tutti corrono a prendere il necessario, lo donano. Tutti danno cose per farne una che normalmente fanno sempre: la zuppa. Si adattano con semplicità, quasi dei sottomessi. Solo una volta lo straniero ordina e viene subito obbedito. Ed ancora nessuno comprende l’essenziale: per mangiare una zuppa serve una scodella. E di nuovo corrono. Il contrasto: si corre per le cose più banali, si è lenti per la comprensione della evidenza. Ed infine, con naturalezza, si siedono a tavola, insieme. Mangiano, si rilassano, sono felici. Per la prima volta nella loro vita, gli abitanti di un villaggio conoscono la gioia della comunità. E tutto perché uno sconosciuto, cui non chiedono nulla (da dove viene, come si chiama) li ha obbligati a coinvolgersi. Sono contenti perché hanno anche contribuito, chi con delle patate, chi con delle cipolle, chi con l’acqua, a stare bene. E non si rendono conto della verità: sono felici perché uno straniero ha donato loro il suo sasso. Un niente apparentemente. Ma in realtà il simbolo di tutta la sua ricchezza personale, il suo bagaglio essenziale. Piccolo ma pesante. In questo sasso c’è tutta la sua umanità ed il desiderio di donarla perché loro possano continuare a goderne. E nessuno si accorge che scivola via …

E’ l’immagine della nostra vita, forse? Tutti protesi e rinchiusi nel nostro mondo, pensando di fare chissà cosa per lo straniero, l’altro, che invece ci dona tutto di sé? E neanche ce ne accorgiamo! Lui ci fa godere la festa, ce la regala. E noi: una cipolla …..

* Presidiente della KIM

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