numero
in corso
FASCINO,SAGGEZZA E
MISTERO
di Francesca
Pierpaoli
Ricche di
fascino, saggezza e mistero, le fiabe senegalesi –
e, più in generale, africane - rappresentano un
patrimonio culturale ricchissimo, vista anche
l’importanza della tradizione orale in questo
continente.
Alessandra Ferrario, pedagista impegnata anche in
educazione multiculturale, spiega: “L’arte e la
funzione del narrare, in Senegal, sono appannaggio
del griot, che nell’antichità rappresentava la casta
nobile. Egli era il consigliere del re, il “saggio
per eccellenza”, da consultare prima di ogni
decisione importante. Attualmente, la funzione
politica del griot è notevolmente diminuita,
tuttavia continua a essere il cantastorie per
eccellenza, il depositario di un sapere che viene
ancora tramandato di generazione in generazione”.
Per quanto riguarda la relazione tra i griot, gli
anziani e la comunità di appartenenza, bisogna
ricordare che nelle società africane il sapere non
appartiene al singolo filosofo, intellettuale,
individuo; è patrimonio della comunità. In generale
quindi, il griot e gli anziani hanno soltanto il
compito di controllare che la tradizione e i valori
della cultura vengano tramandati, senza che nessuno
se ne prenda il merito se non gli antenati, coloro
che hanno tracciato la storia.
Questa favola insegna il rispetto per le cose che
non ci appartengono.
C’era una volta un uomo poverissimo, che quando
sentì avvicinarsi il giorno della sua fine, disse a
suo figlio che voleva una promessa da lui prima di
morire: avrebbe dovuto piantare sulla sua tomba dei
semi di zucca.
Quando arrivò il giorno del trapasso, il ragazzo
piantò sulla sua tomba dei semi di zucca, che
generarono delle zucche belle grandi.
Quando una di queste fu matura e pronta per la
raccolta, il ragazzo la colse e la portò a casa.
Appena tagliò la zucca per cucinarla, vide con
estremo stupore che al posto dei semi, l’interno era
colmo di monete d’oro…Il ragazzo non poteva credere
ai suoi occhi! Attese che altre zucche furono mature
prima di coglierle. Ben presto, il ragazzo divenne
ricchissimo in poco tempo, poiché tutte le zucche
che aveva seminato erano piene di monete d’oro.
Il re del paese venne a sapere del prodigio che
succedeva a casa del ragazzo e mandò le sue guardie
a requisire tutte le monete al ragazzino, che non
potè fare altro che obbedire, ma riuscì a tenere per
sé il prezioso segreto sulla magia delle zucche.
Quando le guardie rovesciarono ai piedi del re le
casse che dovevano essere piene delle monete
derubate al giovane suddito, queste monete si
trasformarono in serpenti.
Il Re si spaventò moltissimo e per vendicarsi, fece
riportare a casa del ragazzo le casse piene di
serpenti che, come per magia, quando furono
riaperte, mostrarono il loro interno colmo di
lucenti monete d’oro.
Da allora, nessun altro provò mai più a derubarlo.
Questa favola è tramandata dai vecchi pescatori
delle coste senegalesi, che spiegano così la
presenza di due isolette lungo la costa del paese.
Una volta un uomo di nome Momar sposò una donna di
nome Kari, che aveva un difetto: una piccola gobba
sulla schiena.
Questo era motivo di grande cruccio per Kari, tanto
che evitava perfino di uscire di casa dalla paura di
essere schernita, memore di quando i ragazzini del
villaggio la prendevano in giro dicendole che aveva
un bambino sulla schiena.
Kari passava tutta la giornata a lamentarsi della
sua sfortuna e non si occupava della casa, non
preparava nemmeno il pranzo a suo marito, che
passava tutto il giorno a lavorare nei campi. Stanco
delle sue continue lamentele, il povero contadino
decise di sposare un’altra donna, Kumba, che aveva
una gobba ancora più evidente di quella di Kari, ma
era allegra e piena di vita e non si lamentava mai
della sua sfortuna. Un giorno, quando Kumba era nei
campi insieme al marito Momar, addormentato
all’ombra di un grande Baobab, vide una vecchia
signora con i capelli bianchi che le disse che ogni
venerdì di luna piena si riunivano gli spiriti a
danzare sopra la collina. Le consigliò di chiedere a
uno spirito danzante di tenerle il bambino che aveva
sulla schiena e di scappare via. Kumba si recò sulla
collina il primo venerdì di luna piena e fece come
le aveva detto la vecchia signora. Tornò a casa
senza la gobba e raccontò tutto quello che era
accaduto a suo marito e a Kari, dicendole di fare lo
stesso per veder sparire la sua gobba. Al posto di
essere felice e grata del consiglio, Kari, divenne
ancora più cattiva e indolente.
Aspettò il prossimo venerdì di luna piena e andò
sulla collina degli spiriti danzanti. Quando però
chiese a uno spirito di tenerle il bambino che aveva
sulla schiena, questi si arrabbiò e le gettò addosso
un’altra gobba.
Disperata, Kari cominciò a correre e si buttò nel
mare che la inghiottì, lasciando fuori dalle onde
soltanto le sue gobbe, una grande e una piccola… che
divennero due isole.