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TUTTI I GUSTI SONO GUSTI Come nascono le nostre preferenze alimentari. L’importanza del cibo nella crescita (e nella guarigione) del bambino. di Anna Maria Pacelli *
Lo chiamiamo gusto e lo esercitiamo ogni giorno, ci meravigliamo di come siamo diversi da questo punto di vista soprattutto quando si tratta di bambini:che schifo, mangio solo la pasta in bianco, vado matto per la Nutella, le verdure mi fanno vomitare,ecc… Ma perché c’è così differenza di gusto da una persona all’altra? La lingua è l’organo principalmente coinvolto nella percezione del gusto perché sulla sua superficie ci sono le papille gustative e su di esse ci sono i bottoni gustativi: sono questi che ci fanno sentire il gusto dolce, salato, amaro, acido e umami. I primi quattro li conosciamo bene mentre il quinto cosa vuol dire? L’umami prende il nome dal giapponese “umai” che significa delizioso, ed è dovuto alla presenza del glutammato (contenuto nei dadi, nel parmigiano e cibi fermentati). E’ quello che in Italia chiameremo saporito e ci fa riconoscere i cibi ricchi di proteine, essenziali nella nostra dieta. Così anche per il salato perché mangiando salato manteniamo una giusta concentrazione di sodio ed altri sali minerali importantissimi. |
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I gusti amaro ed acido, non gradevoli, hanno invece la funzione di tenerci lontano da tutto ciò che è tossico o nocivo. Questa percezione di gusti graditi e non graditi è innata e molto netta nei neonati e nei bambini e ne condiziona moltissimo le preferenze alimentari. Tutto inizia nella pancia della mamma dove il feto già dal terzo mese comincia percepire i gusti e gli odori; le molecole dei cibi mangiati dalla madre durante la gravidanza arrivano nel liquido amniotico, che viene ingerito dal feto e queste sono le prime esperienze gustative che lasciano tracce nella memoria del bambino. I sapori dell’alimentazione materna determinano nel bambino una preferenza o una avversione verso di essi. Poi il bambino nasce, viene allattato ed il gusto del latte cambia tutti i giorni a seconda di quello che la madre mangia: l’esposizione a questi sapori dà al bambino l’opportunità di imparare ad apprezzare sapori nuovi. In questa fase è quindi importantissimo assumere alimenti diversi per facilitare nel bambino il desiderio di mangiare una varietà di cibi (es. frutta e verdura che non sono graditi alla maggior parte dei bambini). Anche con lo svezzamento è importante proporre al bambino una varietà di cibi.
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Quando il bambino comincia a camminare sviluppa la neofobia, cioè il rifiuto di assaggiare e mangiare cibi nuovi: questo rifiuto nei confronti di cibi che non sono stati registrati durante i primi mesi sotto la tutela materna è una garanzia per la sopravvivenza. L’esposizione ai sapori è l’unico modo per ridurre la neofobia e facilitare nel bambino il desiderio di mangiare soprattutto frutta, verdura, carne, pesce che sono spesso consumati in quantità insufficiente. L’alimentazione è uno dei fattori che influisce maggiormente sull’accrescimento e sullo sviluppo fisico e mentale, di fondamentale importanza quando si tratta di bambini affetti da grave patologie e sottoposti a terapie devastanti (es. chemioterapia, cortisone ecc..) o a delicati interventi chirurgici.
Uno dei maggiori problemi che dobbiamo affrontare alla Casa di Kim è proprio quello dell’alimentazione dei bambini che, oltre ad essere affetti da malattie gravi, provengono da paesi diversi, hanno quindi esperienze alimentari molto diverse, spesso sono malnutriti. Poiché nella maggior parte dei casi il bambino al suo arrivo viene subito ricoverato in ospedale, il primo impatto con il cibo è abbastanza traumatico: se poi la mamma arriva con del cibo portato dal suo paese le cose si complicano! Quando il bambino lascia l’ospedale e arriva alla Casa, alla mamma viene spiegato con delicatezza ma determinazione che il suo piccolo ha bisogno di tanti alimenti (carne, pesce, latte,pasta, riso, uova, frutta, verdura…) per poter affrontare meglio le terapie. La nostra lunga esperienza ci ha insegnato che in breve tempo tutti si abituano facilmente ai nuovi cibi e sapori: chi proviene da paesi poveri dove il mangiare è scarso non fa troppe storie di fronte a un piatto pieno! E’ giusto però che sia le mamme che i bambini possano ritrovare ogni tanto i gusti di casa: per questo spesso le mamme a turno cucinano per tutti piatti caratteristici del loro paese, usando anche le loro spezie (per fortuna a Roma si trovano facilmente). E’ un modo per combattere la nostalgia e un’occasione per scoprire in compagnia nuovi gusti, proprio come in un ristorante multietnico! E’ una immensa gioia per tutti vedere come i nostri piccoli ospiti, nonostante le terapie e le sofferenze, anche grazie anche al cibo portato in tavola nella Casa rifioriscono e acquistano peso in poco tempo. Ed è anche gratificante vedere le loro giovani mamme, spesso all’arrivo malnutrite, trasformarsi in floride ragazze (e brave cuoche!).
* Anna Maria Pacelli medico pediatra, responsabile Area sanitaria Associazione Kim
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