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“TURISTI SANITARI”, VIAGGIATORI NON PER CASOdi Marinella Amato
I dati relativi alla Regione Lazio e alla Capitale Per “turismo sanitario” si intende oggi quel grande flusso di persone che arrivano a Roma provenienti da varie regioni d’Italia per curare la propria salute. Si tratta di bambini ed adulti che arrivano accompagnati da loro familiari, soggiornano in città per tempi più o meno lunghi, spesso molto lunghi. I malati vengono accolti dalle strutture sanitarie pubbliche e i costi della loro permanenza vengono sostenuti dal Sistema Sanitario Nazionale. I familiari, salvo quelli che possono contare su parenti ed amici, devono arrangiarsi a trovarsi una sistemazione, anche solo per la notte, in modo da poter restare accanto al malato ed accudirlo. Quale è il costo che deve affrontare una famiglia se la permanenza a Roma si protrae per più di una settimana? E quali sacrifici deve sostenere quando la cura – come purtroppo spesso accade - richiede mesi di lontananza da casa? Quanti sono i “turisti della salute”I numeri relativi al “turismo sanitario” nella nostra regione ci parlano di una presenza giornaliera media di circa 5400 persone per un fabbisogno complessivo di circa 3000/4000 nuovi alloggi. Nel 2006 sono stati ricoverati ben 89.710 pazienti provenienti da altre regioni per un totale di 3.355.000 giornate di ricovero ed una permanenza media di 37,4 giorni. Nello stesso anno gli accompagnatori sono stati 63.600, con una permanenza media di 31,3 giorni. Questi dati si riferiscono alla Regione Lazio ma è facile intuire che la stragrande maggioranza di queste persone è stata accolta negli ospedali romani: si parla precisamente dell’85% che è stato accolto in primis dalle Aziende Ospedaliere Policlinico Gemelli, Policlinico Umberto I e Ospedale Pediatrico Bambin Gesù. Da dove vengono questi malati che per guarire si avviano ad una sorta di pellegrinaggio nella capitale? Sui 89.710 ricoveri ben 70.796 vengono dal sud: prima la Campania con 25.428 malati, poi la Calabria con 12.196, la Puglia con 8.928, Abruzzo con 8.634, la Sicilia con 7.181. Basilicata. Molise e Sardegna non sperano i 3.000. Non ci sono dati certi per quanto riguarda la presenza degli stranieri, che dovrebbero rappresentare un movimento aggiuntivo non più alto del 3-5% rispetto a quello degli italiani. Una città ospitaleCome accoglie la nostra città quanti arrivano per il loro viaggio della speranza? Una città che si voglia definire ospitale ha obblighi di natura sociale, nel senso di alleviare la pena che si associa agli impegni di assistenza ai malati, e obblighi di accoglienza, nel senso di offrire soluzioni economicamente accettabili. Ed è qui che subentra il grande contributo che proviene dal mondo del volontariato che si trova a sopperire in questo ambito all’assenza di programmazione da parte delle istituzioni pubbliche. Inoltre grazie al lavoro di questo mondo è stato possibile ridurre i costi a carico del SSN, poiché le permanenze spesso si trasformano in day hospital eliminando i ricoveri. In un incontro con la stampa convocato dalla V Commissione Consiliare Permanente Cultura-Turismo-Comunicazione-Diritti del Cittadino a poche ore prima delle dimissioni della Giunta Veltroni, il presidente Pino Galeotta Commissione ha dichiarato che senza l’apporto delle associazioni di volontariato Roma non potrebbe essere certo considerata città accogliente e solidale. Egli ha rivolto un chiaro appello a chi si candida ad amministrare nel futuro la città affinchè venga recuperato il ritardo con il quale sono state date da parte dell’Amministrazione cittadina risposte adeguate a queste esigenze inderogabili, chiedendo che “anche i costruttori romani facciano gesti e azioni concrete per il bene comune che è la salute”. Nella documentazione fornita dalla V Commissione vengono avanzate chiare proposte per porre fine a questa emergenza: tra queste, l’assegnazione di spazi pubblici comunali (di cui è stato fornito dettagliato elenco, ndr) e la possibilità di stipulare convenzioni mirate tra istituzioni pubbliche, associazioni di volontariato e imprenditori in modo da offrire tariffe agevolate ai “familiari in trasferta”.
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