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E-LEZIONI 2008: IL SISTEMA SCOLASTICO AMERICANO

Tra problemi e proposte, nell’anno elettorale

 

di Nino Spampinato da New York                        

 

Nella campagna elettorale “mediatica” per eccellenza come quella delle presidenziali americane, è inevitabile che a catalizzare la maggiore attenzione sia lo stile dei candidati, ciò che innanzi tutto li fa apparire come personaggi, piuttosto che i contenuti dei loro programmi. Ecco perché, nei lunghi mesi delle elezioni primarie, è rimasto sostanzialmente nelle retrovie un tema particolarmente sentito come quello dell’Istruzione: in base ad un recente sondaggio condotto da Usa Today (il quotidiano più letto negli Stati Uniti), per gli elettori americani l’Educazione scolastica è la terza questione per ordine di importanza, dopo la crisi economica e la guerra in Iraq.

Di fronte alle punte di eccellenza, come alcune università che sono tra le più famose e prestigiose del mondo, il sistema scolastico americano presenta dei veri e propri “buchi neri”, soprattutto per quanto riguarda l’istruzione pubblica. Ci sono due dati che, in modo particolare, fotografano i punti critici, ponendosi come i due lati della stessa medaglia: il primo è l’elevato numero di studenti, circa un milione e duecentomila a livello nazionale, che ogni anno abbandonano gli studi superiori; il secondo punto riguarda la carenza degli insegnanti, in particolare dei docenti disposti a lavorare negli istituti pubblici.

Attualmente, i professori in servizio sono tre milioni e duecentomila, ma secondo le stime del Dipartimento dell’Istruzione Usa, il 30 per cento dei nuovi insegnanti lascia la professione entro i primi tre anni di attività. I motivi? Principalmente, secondo le rilevazioni del Centro nazionale per le statistiche dell’Educazione, perché il lavoro viene considerato troppo duro, per lo stress dovuto ai problemi di comportamento degli alunni, per la retribuzione ritenuta troppo bassa (il livello medio è di 47 mila 600 dollari, mentre quello iniziale è di 31 mila 700).

Negli ultimi tempi si stanno studiando nuove misure (si tratta soprattutto di incentivi economici) per spingere gli insegnanti ad intraprendere la professione e a restare a lungo: si è calcolato che entro il 2015 saranno necessari due milioni e ottocentomila nuovi docenti, cioè poco meno di quanti ce sono attualmente. Ma nel corso degli anni passati si è anche cercato di apportare riforme all’intero sistema dell’Istruzione, che però non hanno portato i risultati aspettati: il tentativo più celebre è stato l’ambizioso programma “No child left behind” (Nessun bambino lasciato indietro) approvato dal presidente Bush nel 2001, ma rimasto lontano dai suoi obiettivi.

Il livello dell’istruzione di base, dunque, rimane basso, soprattutto se comparato a quello di altre Nazioni (tra le varie proposte, più o meno singolari, circolate nei mesi scorsi, c’era anche quella del sindaco di New York Michael Bloomberg che aveva pensato di premiare gli studenti più meritevoli con dei telefoni cellulari): partendo da questo assunto, molte organizzazioni indipendenti si stanno impegnando per porre la questione dell’educazione scolastica al centro delle priorità del prossimo presidente, che sarà eletto a novembre. Tra queste, una delle più attive è lo “Strong American School”, un progetto della Rockefeller Foundation supportato anche dalla Bill Gates Foundation che ha lanciato la campagna “ED in ’08” (l’Educazione nell’anno elettorale): “Il mondo sta cambiando – si legge nelle premesse del loro impegno – le professioni si stanno evolvendo e tuttora molti studenti non sono affatto preparati a diventare adulti di successo”.

Lo scopo è quello di fare un’azione lobbistica sui candidati che si sfideranno per la presidenza, per una riforma che ruoti attorno a tre punti: concordare nuovi standard di insegnamento comuni, perché – a prescindere dallo Stato in cui vivono – tutti gli studenti hanno bisogno di acquisire le conoscenze e le competenze che li preparino ad affrontare il college o il lavoro; garantire insegnanti efficienti per ogni singola classe, misurando le loro performance e incrementando il salario di coloro che producono risultati migliori; dare agli studenti più tempo e più strumenti per l’apprendimento, perché l’insegnamento possa risultare più efficace.

La campagna è nazionale, però si è concentrata in modo particolare in South Carolina, dove le elezioni primarie si sono tenute alla fine dello scorso gennaio. Proprio qui, di fatti, si registra il livello più alto di abbandoni scolastici: quasi metà degli studenti che frequentano gli istituti superiori pubblici non arrivano al diploma. Particolarmente emblematica la situazione in una zona rurale della contea di Abbeville, ribattezzata “Corridor of shame”, e cioè “Il corridoio della vergogna”: il 75 per cento degli istituti non ha standard adeguati e il 66 per cento degli studenti non completa il ciclo scolastico.