Il Mondo ONLIFE

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Nella giornata dell’11 aprile gli studenti e le studentesse del liceo Montale e Kennedy di Roma hanno preso parte al terzo incontro del progetto di PCTO, Percorsi di Competenze Trasversali e Orientamento, “I care 2024”; proposto dall’Associazione Kim per coinvolgere i giovani a diventare cittadini consapevoli e per avvicinarli al mondo del volontariato.

Il convegno si è tenuto in un’aula della parrocchia “Sacra Famiglia” in via di Villa Troili, e ha avuto come ospite Daniele Catozzella, esperto di educazione e didattica digitale per Save the Children Italia. Relatore perfetto per trattare il tema, scelto in precedenza dagli stessi studenti, Catozzella ha dialogato con loro appunto sul mondo digitale o, per dirla con il neologismo concepito nel 2013 da Luciano Floridi, il nostro mondo ‘onlife’  nel quale una separazione fra reale e online sembra aver perso ogni senso. Siamo cittadini, infatti, anche quando siamo online e, come tali, abbiamo diritti e doveri da rispettare e conoscere.  Il nostro comportamento nella sfera dell’online ha delle ripercussioni sulla vita ‘reale’.

Daniele Catozzella ha aperto la riunione introducendo la questione dei diritti, dall’accennare quelli civili, al diritto alla privacy che è oggi oggetto di forte discussione per quanto riguarda l’attività che ognuno di noi compie online. Ha commentato con i ragazzi la dichiarazione europea sui diritti digitali risalente al 2022, illustrando i suoi sei principi cardine: mettere al centro le persone, la solidarietà e l’inclusione, partecipazione, libertà di scelta, sicurezza, sostenibilità; per poi chiedere agli studenti, tramite sondaggio, quanti tra loro sentono che i loro diritti vengano rispettati su internet: 17 persone hanno risposto di sì, 16 hanno risposto poco e solo in 4 hanno detto no, non vengono rispettati. In seguito, ha mostrato loro tramite il software ‘lightbeam’ come funziona la profilazione e cosa succede ai nostri dati quando, aprendo un sito, accettiamo tutti i ‘cookies’; rilevando, tramite una mappa grafica, che alcuni di questi terzi siti, che solitamente utilizzano i nostri dati per scopi pubblicitari, possono addirittura seguirci nella navigazione e di conseguenza minare la nostra libertà di scelta e autonomia.

Catozzella si è poi soffermato sull’importanza di conoscere come questi strumenti tecnologici di cui usufruiamo quotidianamente, dagli smartphone ai videogiochi, vengano costruiti; ovvero con l’intento di indurre dipendenza tramite le notifiche che creano delle scosse emotive, un senso di urgenza, innescano negli utenti la FOMO (fear of missing out) e, in particolare, coi cosidetti ‘nudge’, sistemi che attraverso ‘spinte’ gentili possono modificare il nostro processo decisionale. Sono presenti sia nei social network, sia nei gaming ed essenzialmente spingono gli utenti a continuare ad usarli, non rispettando i diritti del tempo. La soluzione non è non usarli più, sarebbe impossibile al giorno d’oggi dato il ruolo centrale che hanno nella nostra società, ma è necessario poter dare alle persone e, in particolare ai più giovani, gli strumenti per poter conoscere come questi ambienti digitali vengano costruiti, così da poter difendere i propri diritti.

Infine, ha approfondito il tema dell’Intelligenza Artificiale e del sistema degli algoritmi, in cui – ancora – i dati hanno un ruolo centrale. Il problema con l’intelligenza artificiale è di carattere etico. Essendo un sistema applicato ad una macchina in grado di svolgere attività come fare previsioni, raccomandazioni, risoluzione di problemi, chi sviluppa questi modelli nella fase di training può insegnargli (al sistema, giusto? O alla macchina?) pregiudizi di genere, etnici ecc. è quindi fondamentale anche qui un approccio consapevole da parte degli sviluppatori per creare sistemi equi ed imparziali che non ripetano gli errori che spesso hanno commesso e continuano a commettere gli umani.

L’incontro si è infine concluso con la visione della Campagna “lo hai mai fatto?” promossa da  Save the Children Italia nell’ambito del progetto DATE,  per sensibilizzare i ragazzi a riconoscere i segnali e le forme di violenza di genere declinate nel digitale, dal controllare la posizione corrente al condividere materiali intimi del partner senza il suo consenso.

La parola che può riassumere questo convegno è ‘conoscenza’. Conoscere è l’unico strumento inoffensivo che ci permette di difendere i nostri diritti e al contempo di lottare perché questi diritti vengano riconosciuti a chi vive in una situazione di disagio o iniquità. Non rimaniamo indifferenti.

Articolo di Fabiola Bortoletto