Risposta all’emergenza sanitaria

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L’Associazione KIM è nata nel 1997 per dare una risposta concreta all’emergenza sanitaria di bambini gravemente malati che abbiano bisogno di un intervento tempestivo.

Bambini stranieri, provenienti da Paesi in guerra o da Paesi senza strutture ospedaliere adeguate, o bambini italiani in stato di povertà. Il percorso che, dal primo contatto, porta alla cura del bambino prevede diverse fasi.

 1. La richiesta d’aiuto

Le richieste d’aiuto arrivano all’Associazione sia per vie istituzionali, sia spontaneamente dalle famiglie in difficoltà. I principali canali sono:

Ambasciate d’Italia presenti nei Paesi esteri
Agenzie internazionali, come l’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees), l’Agenzia ONU per i rifugiati palestinesi
Medici e operatori sanitari presenti all’estero, in particolare nelle zone di guerra
Sanità militare italiana presente in Paesi esteri
Missionari, volontari, operatori presenti in Paesi esteri
Associazioni, Enti, Organizzazioni non governative
con cui, negli anni, abbiamo costruito un rapporto di fiducia: fra queste, in particolare, la rete Guariamoli.
Passaparola e richieste spontanee, in particolare via e-mail e via facebook.

 

Da dove vengono le richieste?
Aree geografiche di provenienz
a dei bambini:

2. La valutazione sanitaria e il preventivo

Una volta stabilito il primo contatto, l’Associazione KIM si fa mandare, se esiste, la cartella sanitaria o la documentazione medica del bambino. Il materiale viene immediatamente spedito alla Direzione Sanitaria di uno degli ospedali di riferimento presenti nella città di Roma. L’ospedale risponde quindi inviando la valutazione del caso, con le cure e/o gli interventi necessari e – se il paziente è straniero e non è coperto dalla sanità nazionale) il relativo preventivo (il cosiddetto DRG). Per procedere con le fasi successive, la KIM assicura la relativa copertura finanziaria, anticipando il 30% dell’importo.

Fino al dicembre 2012 le cartelle venivano spedite a un ufficio della Regione Lazio, per la valutazione sanitaria-amministrativa. Se la richiesta veniva accolta, in accordo con le Linee Guida regionali, le spese erano sostenute dalla Regione Lazio, nell’ambito del comparto della cooperazione internazionale. Dato il mancato rinnovo della Delibera Regionale, l’Associazione KIM è costretta a sostenere anche le spese sanitarie, oltre a quelle di accoglienza. Le donazioni, il 5×1000, gli eventi di raccolta fondi e la partecipazione a bandi con la presentazione di progetti specifici, sono oggi per l’Associazione l’unica fonte per reperire i fondi necessari. Questa necessità è oggi fortemente condizionante: ogni ritardo causato dalla mancanza di disponibilità economica può portare a pesanti conseguenze nell’evoluzione della malattia.

3. Le procedure di ingresso

A questo punto la KIM richiede all’Ambasciata italiana del Paese di provenienza l’attivazione del visto sanitario per l’ingresso in Italia del nucleo famigliare e, nel caso di difficoltà, si impegna a seguire le pratiche di rilascio. Si attiva inoltre per organizzare il viaggio, acquistare i biglietti aerei e coordinare tutto quanto necessario con l’ospedale che prenderà in cura il bambino.

Il bambino e la sua mamma possono partire ed entrare in Italia. 

 

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